La gentilezza della ragione by Ferdinand von Schirach Alexander Kluge & Alexander Kluge

La gentilezza della ragione by Ferdinand von Schirach Alexander Kluge & Alexander Kluge

autore:Ferdinand von Schirach, Alexander Kluge & Alexander Kluge
La lingua: ita
Format: epub
editore: Neri Pozza


Berliner Abendblätter

Berliner Abendblätter, 31 gennaio 1811

Da Parigi

La Corte di Cassazione ha recentemente deliberato su uno strano caso giuridico che, a causa dei suoi legami con la religione, i costumi e l’ordine civile, ha attirato l’attenzione generale ed è stato raccontato in diverse testate ufficiali. Il caso è il seguente:

In una parrocchia non lontano da Mons, nel dipartimento di Jemappes, viene commesso un furto considerevole, e diverse persone sono arrestate come sospette e accusate davanti al tribunale speciale di quel dipartimento. Durante le indagini, però, una persona si presenta dal signor Laveine, vicario della parrocchia di Mauvelle, e dichiara di avere un segreto da svelare, cosa che fa immediatamente; allo stesso tempo, consegna al signor Laveine una somma e il giorno dopo gliene porta un’altra, affinché il prete derubato sia risarcito. Non appena viene a conoscenza di questa confessione e del denaro restituito, il giudice incaricato di istruire il processo invita il signor Laveine a rilasciare una testimonianza specifica su entrambi i fatti. Il sacerdote afferma di non poter rivelare né il sesso né il nome della persona che gli ha confidato un segreto di tale importanza, e si offre soltanto di rilasciare una dichiarazione sul risarcimento economico e su tutte le altre circostanze di cui è a conoscenza. Si emettono ordinanze e si dispongono requisizioni contro il signor Laveine per scoprire, in nome della giustizia, l’identità della persona che gli ha consegnato il denaro ricavato dal furto; perché, dice la Corte, questa scoperta potrebbe servire a condannare e punire un crimine, o a scagionare un innocente.

Per opporsi a questa ordinanza il signor Laveine chiede il ricorso alla Cassazione, basandosi sul primo articolo del Concordato, che permette il libero esercizio del culto religioso e indica nella religione cattolica quella professata dalla maggior parte dei francesi. Qui, dice, si viola chiaramente la legge, si interferisce con il libero esercizio del culto religioso, si pregiudica la fede sacramentale e la libertà di coscienza, così come la moralità, e si interferisce anche con l’ordine pubblico, laddove si costringono i sacerdoti a comunicare alla giustizia una confessione resa in confidenza da una persona pentita. I principi della religione, le leggi canoniche, gli statuti civili e spirituali, tutto si oppone a una tale rivelazione. […]

Pertanto, dice il signor Laveine, con l’annuncio della restituzione dei beni rubati e con l’illustrazione di tutte le circostanze che hanno accompagnato questo fatto, ho compiuto il mio dovere di cittadino, e con l’occultamento del sesso e del nome della persona, ho adempiuto al mio dovere di confessore e di prete. Mi sono dimostrato in entrambi gli aspetti rispettoso delle leggi civili e spirituali; un ordine che solleciti una dichiarazione più completa, che minacci di estorcere alla mia coscienza segreti inviolabili e mi costringa a violare il mio giuramento per essere un buon cittadino, non può assolutamente sussistere.

Il procuratore generale Merlin contesta queste motivazioni e afferma che un sacerdote, come qualsiasi altro francese, è tenuto a rivelare integralmente alla giustizia tutte le circostanze di un crimine di cui sia venuto a conoscenza fuori dal confessionale.



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